“Il vecchio e il bambino” di Francesco Guccini. Era il 1972, anno storico per la presa di coscienza ambientalista: Il Club di Roma pubblicò “The Limits to Growth” e si tenne a Stoccolma la prima Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente.
Il cantautore, proprio in quell’anno, presentò questa poesia in musica.
Un vecchio e un bambino si preser per mano
e andarono insieme incontro alla sera;
la polvere rossa si alzava lontano
e il sole brillava di luce non vera.
L’immensa pianura sembrava arrivare
fin dove l’occhio di un uomo poteva guardare
e tutto d’intorno non c’era nessuno,
solo il tetro contorno di torri di fumo.
I due camminavano, il giorno cadeva,
il vecchio parlava e piano piangeva:
con l’anima assente, con gli occhi bagnati,
seguiva il ricordo di miti passati.
I vecchi subìscon le ingiurie degli anni,
non sanno distinguere il vero dai sogni,
i vecchi non sanno, nel loro pensiero,
distinguer nei sogni il falso dal vero.
E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo, coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde;
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’uomo e delle stagioni”.
Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste.
E poi disse al vecchio, con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”
Il brano faceva parte dell’album “Radici”, quasi un appello alla eredità sostenibile che ognuno di noi dovrebbe impegnarsi a lasciare alle generazioni successive, secondo la teoria ambientalista che dichiara: “non abbiamo ereditato il mondo dai nostri padri, ma lo abbiamo avuto in prestito dai nostri figli”.
Francesco Guccini, 14 giugno 1940 – 6 agosto 2026.
