Turismo e territori – la nuova ospitalità per i nuovi viaggiatori: si cercano mete in bassa stagione meno affollate dal turismo di massa. Rapporto Italia di Eurispes 2026 – 38ma edizione.
Le seconde case di nonni e genitori sono un rifugio per metà degli italiani, meno praticate le forme di ospitalità collaborativa. Si contrae la durata del viaggio. Il 60% degli italiani è contro l’overtourism.
I dati raccolti dall’Eurispes nel 2026 restituiscono una lettura articolata dei comportamenti turistici degli italiani.
Il 42,5% cerca di viaggiare in periodi non turistici (“qualche volta” e “abitualmente”), quindi in bassa stagione, lontano da feste e ponti, e il 26,9% usa raramente questa modalità. Il 41,7% sceglie mete poco turistiche e il 28,6% lo fa, ma raramente.
Le destinazioni sono scelte prescindendo dai Social (57,3%, anche se il 21,9% si reca “qualche volta” e “abitualmente” nei luoghi visti sui Social) e dall’influenza di serie e fiction (58,7%). Le forme di ospitalità collaborativa riguardano, con diversa frequenza, il 22,4% di chi viaggia. Sono in molti invece ad usufruire delle seconde case di nonni o genitori (50,3%).
La scelta del luogo in cui viaggiare
La curiosità personale è la motivazione prevalente (33,5%), seguita dal passaparola di amici e parenti (18,8%) e dal desiderio di ritornare nei posti dove si è stati bene (12%). Sul fronte delle modalità di organizzazione del viaggio, il 33,2% degli italiani cambia modalità a seconda delle circostanze, il 28,5% opta per l’organizzazione autonoma rispetto al ricorso a intermediari, tra cui agenzie di viaggio (14,5%) e piattaforme online (11,5%). Affidarsi all’Intelligenza artificiale è ancora un fenomeno marginale (2%).
Si contrae la durata dei soggiorni
Il 43% ha ridotto la durata complessiva dei propri viaggi e il 40% ha accorciato le proprie vacanze estive. La settimana bianca, escludendo coloro che non la fanno (59%), rimane un altro momento irrinunciabile: tra tutte le tipologie di vacanza è quella meno ridotta (16,7%).
Rispetto al fenomeno dell’overtourism quasi il 60% degli italiani esprime una valutazione negativa, soprattutto nelle grandi città. Esprime, invece, una valutazione positiva nel complesso il 40,9% degli interpellati.
Vivere immersi nel patrimonio culturale spinge i residenti allo studio?
L’analisi fattoriale condotta dall’Eurispes su 135 province ha messo in relazione dati di popolazione, offerta e fruizione culturale e indicatori di istruzione BES per misurare se esiste una correlazione tra concentrazione culturale e capitale educativo dei territori.
Il sistema culturale statale genera flussi importanti: 18,7 milioni di visitatori nei musei e 31,5 milioni nelle aree archeologiche nel 2024, con introiti di 147 milioni di euro (musei) e 119 milioni (aree).
Firenze vale da sola 6,05 milioni di visite e 75 milioni di euro di introiti museali.
Roma concentra 17,19 milioni di visite e 36,6 milioni di euro nelle aree archeologiche.
Il Centro assorbe il 52% dei visitatori museali nazionali (9,76 milioni), con la Toscana al 34% del totale.
Lazio e Campania insieme raccolgono oltre 4 visite su 5 e oltre 4 euro su 5 degli incassi archeologici: una concentrazione straordinaria che riflette il peso di Roma e di Pompei-Ercolano.
Turismo ed export incidono sulla crescita dei territori
Il turismo e l’export sono indicatori economici ma sono anche specchi del benessere di un territorio.
L’analisi statistica condotta dall’Eurispes su 137 province italiane mostra che i luoghi più capaci di attrarre visitatori stranieri e di esportare i propri prodotti nel mondo tendono anche a essere quelli con maggiore occupazione, istruzione più diffusa, aspettativa di vita più alta e minore disoccupazione giovanile.
L’analisi ha individuato sei componenti principali di cui le prime due sono le più rilevanti e permettono già di delineare i profili fondamentali.
La prima componente, definibile come “Gli ambasciatori delle economie avanzate”, è correlata positivamente con valori elevati sia con le variabili turistiche sia con quelle dell’export, e allo stesso tempo con speranza di vita, diplomati, laureati, partecipazione alla formazione continua, tasso di occupazione e partecipazione elettorale. Definisce cioè quei territori provinciali con un livello di benessere generale alto e una forte vocazione all’apertura internazionale. Sono contesti in cui le tre dimensioni (turismo, export e benessere) si rafforzano reciprocamente.
Il profilo degli “Ambasciatori dei territori” è dominante nelle regioni del Nord e del Centro con maggiore tradizione manifatturiera e turistica: Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige e Toscana.
In questi territori turismo, export e benessere risultano tutti elevati e armonicamente integrati: alta occupazione, istruzione diffusa, aspettativa di vita superiore alla media, partecipazione civica attiva.
La seconda componente, gli “Attrattori dei territori in evoluzione”, si differenzia per una relazione ancora più marcata con le variabili turistiche e dell’export, ma anche per una correlazione positiva con indicatori sociali negativi come NEET, scarsa competenza alfa-numerica e mancata partecipazione al lavoro giovanile.
Descrive territori dove l’apertura internazionale sta crescendo con forza, ma il benessere socioeconomico è ancora in una fase di consolidamento: la spinta verso l’esterno c’è, ma non si è ancora tradotta pienamente in miglioramento delle condizioni di vita dei residenti.
Il profilo degli “Attrattrori in evoluzione” prevale nelle regioni del Mezzogiorno e nelle Isole: Calabria, Sicilia, Puglia, Sardegna e Campania. Qui si osserva una crescita rilevante e reale dei flussi turistici e dell’export, ma gli indicatori di benessere economico e sociale (occupazione giovanile, istruzione, accesso al credito) restano in una fase di consolidamento.
Il profilo a “benessere locale” caratterizza alcune regioni dell’Italia centro-meridionale (Abruzzo, Molise, Basilicata, Umbria e Lazio) dove il benessere ha una dimensione più interna e meno orientata ai mercati internazionali. Il Lazio mostra però una certa sovrapposizione con la quarta componente, analogamente alla Liguria. Infine, le regioni a forte vocazione produttiva come Piemonte, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia si caratterizzano per un orientamento prevalente verso la struttura economica e manifatturiera, con una relazione con turismo e export meno dominante rispetto agli altri fattori.
La terza componente, i “Localisti del benessere”, presenta una relazione positiva con istruzione e connettività a banda larga, ma con un legame debole con turismo ed export: sono territori dove il benessere è presente ma ha una dimensione prevalentemente interna, meno proiettata verso i mercati internazionali. Le componenti dalla quarta alla sesta catturano invece caratteristiche più specifiche legate alla struttura produttiva, all’occupazione totale e giovanile e ad altri fattori locali, identificabili come “territori produttivi”.
Eurispes, Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali fondato e presieduto da Gian Maria Fara, è un ente privato e opera nel campo della ricerca politica, economica e sociale, dal 1982. Dal 1986 l’Istituto è iscritto all’Anagrafe Nazionale degli enti di ricerca del MIUR.
Nei suoi 44 anni di attività l’Eurispes ha realizzato centinaia di ricerche. Racconta l’Italia attraverso il Rapporto Italia, giunto alla 37a edizione.
L’attività dell’Eurispes prevede la realizzazione e la divulgazione di diversi filoni di ricerca; partnership con altre realtà istituzionali e private; progetti che sviluppano alcune delle tematiche individuate attraverso il costante lavoro di monitoraggio della realtà italiana in comparazione con i paesi europei ed extraeuropei; promozione e realizzazione di incontri e convegni; formazione e diffusione della conoscenza.
Ne sono un esempio i 13 Rapporti Nazionali sull’Infanzia e l’Adolescenza realizzati in collaborazione con il Telefono Azzurro; i 3 Rapporti sulle Eccellenze italiane; le 8 edizioni del Rapporto sui crimini agroalimentari, realizzato in collaborazione con Coldiretti; le 3 edizioni del Rapporto sulla Salute e il Sistema sanitario pubblicato in collaborazione con l’Enpam.
Sono più di 900mila le pagine di studi, analisi, indagini e riflessioni prodotte; oltre 100 le audizioni politiche e istituzionali; costruito un archivio stampa che copre gli ultimi 36 anni contenente oltre 2 milioni di articoli catalogati per oltre 400 voci tematiche raccolti dalla stampa periodica e quotidiana. L’Eurispes ha contribuito all’emersione di numerosi fenomeni sociali nascosti o poco noti, realizzando una vera e propria opera di “scouting sociale”.
