Aviazione aumenta emissioni inquinanti, secondo l’analisi T&E: Europa è al terzo posto tra le regioni più inquinanti con record di emissioni nel 2025. In Italia la crescita delle emissioni di CO2 dai voli è seconda solo alla Spagna. ETS: Due terzi di queste emissioni sfuggono al mercato del carbonio.
Nel 2025 le emissioni di gas serra dei voli in partenza dagli aeroporti europei hanno superato per la prima volta i livelli pre-pandemia.
Il settore ha emesso 195 Mt di CO₂ per i voli in partenza dall’Europa, con un aumento del 2% rispetto ai livelli pre-COVID, registrando il valore di emissioni più elevato di sempre.
Aumenti anche in Italia, dove i 900 mila voli in partenza dagli aeroporti nazionali hanno causato l’emissione di circa 16 Mt CO2, in crescita di circa il 5% rispetto al 2024 e di circa il 10% rispetto al 2019.
È quanto emerge da una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), il principale gruppo europeo per la decarbonizzazione dei trasporti.
Le compagnie low cost trainano la crescita delle emissioni
A guidare questa crescita sono state le compagnie aeree low cost. Le emissioni globali di Ryanair sono ora del 50% superiori rispetto al 2019, il maggiore aumento registrato tra le prime 20 compagnie aeree più inquinanti a livello mondiale. A livello europeo, Ryanair rimane la compagnia aerea più inquinante, con 16,6 Mt di CO₂ emesse dai voli in partenza dall’Europa: un impatto – in termini emissivi – assimilabile alle emissioni annuali totali di CO₂ di un paese come la Croazia. Al contrario, i vettori tradizionali che operano i voli a lungo raggio hanno registrato un recupero più lento: le loro emissioni complessive rimangono al di sotto dei livelli pre-pandemia, frenate dalla ripresa più lenta del traffico intercontinentale.
Focus Italia
La crescita delle emissioni del comparto aereo registrata in Italia è stata seconda solo alla Spagna e anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, è sostenuta dalla piena ripresa delle attività delle compagnie low cost. Ryanair è la compagnia più inquinante, avendo emesso 3,5 Mt CO2, una crescita superiore al 60% rispetto al 2019. A seguire, ITA Airways con 1,8 Mt CO2 e – ex aequo con 0,9 Mt CO2 – troviamo easyJet e WizzAir.
L’aviazione resta la fonte di emissioni in più rapida crescita nell’UE
Così, mentre in tutta l’UE, interi settori dell’economia — come agricoltura, industria manifatturiera e la maggior parte dei trasporti — hanno ridotto le proprie emissioni di gas serra, il settore dell’aviazione vola nella direzione opposta: dal 2005, le emissioni dell’aviazione europea sono aumentate di oltre il 30%. I voli in partenza dall’Europa rappresentano il 23% delle emissioni globali dell’aviazione, collocando l’Europa al terzo posto tra le regioni più inquinanti, dopo l’Asia (31%) e il Nord America (25%). Nonostante una quota inferiore rispetto ai primi due mercati, l’Europa è l’unica regione tra le prime tre ad aver già superato i propri livelli di emissioni pre-pandemia.
Due terzi delle emissioni aeree sfuggono all’ETS
Le emissioni dell’aviazione europea sono tornate ai livelli pre-pandemia. Eppure questa crescita non è mitigata dal sistema europeo di scambio di quote di emissioni (EU ETS). L’ETS impone alle compagnie aeree di pagare per la CO2 emessa; tuttavia, il meccanismo copre solo le rotte a corto raggio all’interno dello Spazio Economico Europeo e non include, nell’ambito di applicazione, i voli a lungo raggio delle compagnie tradizionali, ossia i voli più inquinanti in assoluto.
Ne consegue che una compagnia come Ryanair, la cui rete è concentrata all’interno dell’Europa, paga in media 50 euro per tonnellata di carbonio, mentre compagnie come Lufthansa – più orientate verso i voli extra UE – ne pagano solo 20. Per quanto riguarda le compagnie che operano quasi esclusivamente su rotte extra-europee, come Emirates, pagano invece quasi zero nell’ambito dei mercati del carbonio europei.
ETS in Italia
In Italia, dove i voli in partenza sono maggiormente concentrati verso destinazioni nazionali o intra UE, la quota di emissioni che sfugge al meccanismo dell’ETS è di poco superiore al 50%. Compagnie come Emirates, Delta Air Lines, United Airlines o American Airlines, che operano esclusivamente voli extra-europei, non hanno pagato un euro per le emissioni generate dai voli in partenza dallo Stivale.
Le 10 rotte intercontinentali più inquinanti in partenza dall’Europa sfuggono all’ETS
In particolare, Londra-New York e Francoforte-Shanghai, sfuggono completamente alla tariffazione del carbonio. La sola rotta Londra-New York, la più inquinante in assoluto, ha generato quasi 1,4 Mt di CO₂ nel 2025, quanto le emissioni aggregate delle prime 10 rotte intra-UE. Non appena un aereo lascia lo Spazio Economico Europeo, l’UE perde di fatto la capacità di applicare la tariffazione del carbonio a quel volo. Tali emissioni vengono invece compensate tramite CORSIA, uno schema di offsetting ambientale molto più debole rispetto al mercato del carbonio europeo.
Estendere l’ETS a tutti i voli in partenza: più tutela per il clima, più risorse per la transizione
Estendere il mercato del carbonio a tutti i voli in partenza non solo risolverebbe questa distorsione di mercato, ma consentirebbe anche di generare significative entrate pubbliche da destinare alla transizione verde dell’aviazione. Nel 2025, il mercato del carbonio ha generato 4,1 miliardi di euro per gli Stati Membri. Con un’estensione a tutti i voli in partenza, l’UE potrebbe raccogliere quasi 17 miliardi di euro all’anno entro il 2030. T&E raccomanda di destinare una quota di questi proventi allo sviluppo della produzione di carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF) e al finanziamento della riduzione delle scie di condensazione (contrail avoidance): misure in grado di produrre benefici climatici immediati, costruendo al contempo le capacità industriali di cui l’Europa ha bisogno per un’aviazione a zero emissioni.
“Estendere l’EU ETS ai più inquinanti voli extra-UE potrebbe generare entrate da destinare alla transizione verde. Il fatto che le emissioni dell’aviazione raggiungano un nuovo massimo storico è un segnale estremamente preoccupante. La crescita incontrollata del settore comporta enormi costi climatici e ambientali, eppure nel solo 2025 le compagnie aeree, grazie a scappatoie normative, hanno evitato oltre 8,5 miliardi di euro di costi legati alle loro emissioni” ha dichiarato Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia. “Estendere l’EU ETS anche ai più inquinanti voli extra-UE potrebbe generare miliardi di euro di entrate annuali da destinare alla transizione verso i carburanti verdi. È giunto il momento di smettere di sovvenzionare la dipendenza dai combustibili fossili e iniziare a investire nel futuro di un’aviazione sostenibile”.
La dipendenza dai combustibili fossili – non l’ETS – è responsabile dell’aumento dei prezzi dei biglietti
Le pressioni del settore per indebolire o abolire il mercato del carbonio si stanno intensificando, soprattutto alla luce della recente crisi in Iran. Eppure l’analisi di T&E dimostra che il mercato del carbonio non è responsabile dei drastici aumenti dei prezzi dei biglietti: la causa è invece la dipendenza dai combustibili fossili. Lo studio, infatti, mostra che, per i voli a lungo raggio, lo shock attuale sul prezzo del petrolio aggiunge circa 90 euro per passeggero ai costi del carburante, il mandato SAF aggiunge circa 3 euro, mentre i costi dell’ETS non si applicano ai voli a lungo raggio. Per i voli a corto raggio, la volatilità dei combustibili fossili aggiunge circa 30 euro ai costi del carburante, mentre le politiche climatiche aggiungono meno di 10 euro. I prezzi dei biglietti aumentano a causa della dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili, non a causa delle misure climatiche pensate per affrancare il settore da questa dipendenza, conclude T&E.
Transport & Environment‘s (T&E) vision is a zero-emission mobility system that is affordable and has minimal impacts on our health, climate and environment.
Since we were created 30 years ago, T&E has shaped some of Europe’s most important environmental laws. We got the EU to set the world’s most ambitious CO2 standards for cars and trucks but also helped uncover the dieselgate scandal; we campaigned successfully to end palm oil diesel; secured a global ban on dirty shipping fuels and the creation of the world’s biggest carbon market for aviation – just to name a few.
Credibility is our key asset. We are a non-profit organisation and politically independent. We combine the power of robust, science-based evidence and a deep understanding of transport with memorable communications and impactful advocacy.
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