Franco Grossi: da Global Village di McLuhan a Green Smart Village

ph. © Enrico Rainero

GROSSI FrancoFranco Grossi: da Global Village di McLuhan a Green Smart Village. Il Prof. Franco Grossi nell’ambito del “Global Forum ICT 2013” presenta un lavoro intitolato “Holistic ICT, an Innovative Ergonomic Approach to the New Media”, ove pone in risalto l’evoluzione dei mezzi di comunicazione, intesi come “prolungamenti” dei nostri sensi, che devono agevolare l’interazione tra persone e aziende con costi e con velocità d’interconnessione sempre più tendenti allo zero.

Il problema che si dibatte in questi ultimi anni è quello dell’adattare le tecnologie all’uomo, per pervenire a un migliore stile di vita, atto a compendiare un’attività lavorativa resa sempre più mobile e flessibile dalla globalizzazione in atto.
Ecco allora che si parla sempre più di “Smart City”, in altre parole di “città intelligenti a misura d’uomo”, che si compendiano in un ambiente urbano in grado di agire attivamente per migliorare la qualità della vita dei propri cittadini.

La città intelligente riesce a conciliare e soddisfare le esigenze dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni, grazie anche all’impiego diffuso e innovativo delle ICT (Tecnologie per l’Informazione e la Comunicazione), in particolare nei campi della comunicazione, della mobilità, dell’ambiente e dell’efficienza energetica, oltre che con una particolare attenzione ai bisogni delle persone, di gestione oculata delle risorse, di sviluppo sostenibile e di sostenibilità economica.

La questione centrale nell’affrontare la realizzazione di “Città intelligenti” non è però tanto nella tecnica, che è oramai acquisita, ma nel finanziamento; è, infatti, sempre più frequente che le risorse pubbliche non siano sufficienti, e che il ricorso al capitale privato sia reso arduo dal fatto che gli investimenti da realizzare hanno una redditività generalmente bassa o difficilmente quantificabile, perché data da ritorni in parte economici e in parte sociali.   Puntare innanzi tutto allo sviluppo “intelligente” del tessuto economico della città, significherebbe partire dalle “fondamenta“, concentrandosi dapprima nella creazione di una solida redditività generale, da cui muoversi poi per finanziare interventi più propriamente sociali, se opportunamente pianificati ed inseriti come ancillari (embedded) nello sviluppo della funzionalità complessiva della “Citta-territorio”.   In un’economia globalizzata non si può più prescindere dal misurarsi con la dimensione internazionale della competitività. Di conseguenza, un progetto di “Città intelligente” sarà tanto più realizzabile quanto più vi s’includano interventi che migliorino l’efficienza dei servizi connettivi, commerciali logistici e finanziari, con il mercato globale a disposizione della comunità economica delle imprese che gravitano intorno al territorio cittadino.

Contrariamente ad un recente passato in cui la competitività si giocava fra singole aziende, oggi, e presumibilmente sempre più in futuro, la competitività si giocherà, soprattutto internazionalmente, fra territori con le loro aggregazioni di imprese, soprattutto attraverso l’efficienza dei sistemi e servizi di cui queste aggregazioni riusciranno a dotarsi, o di cui potranno usufruire.   L’aggregazione delle imprese in reti funzionali ad un’internazionalizzazione di successo è un processo molto delicato. Pur se percepita come necessaria per aumentare competitività e visibilità sui mercati internazionali, è raramente spontanea, va piuttosto innescata ed adeguatamente assistita, nella sua gestazione, da entità “super partes” pubbliche o associative.

È qui da notare che il prof. Grossi, dopo sedici anni d’insegnamento di ICT presso l’Università di Trieste è stato chiamato, quale “ICT specialist” dal Rettore della prestigiosa università statale di Kazan’ (la seconda, per importanza nella Federazione Russa dopo quella di Mosca), città in cui stata appena inaugurata proprio una “Smart City”.   Ed ecco che la realizzazione effettuata a Kazan’ capitale del Tartarstan, uno dei principali motori economici della Russia, parte specificatamente dall’infrastrutturazione economico-logistica per arrivare alla città efficiente e felice.

Si fa oggi un gran parlare di “trasformare” le città attuali in ”smart” e la cosa è, purtroppo materialmente impossibile, a meno di non crearne di “ex novo”, così come quella di Kazan’ e ciò, come si è accennato, a causa dei costi che risulterebbero insostenibili.   Partendo, invece, da una realtà più piccola, come ad esempio nel caso di Comuni al di sotto dei 10.000 abitanti, il tentativo di replicare tale progetto, in modalità “ergonomico correttiva”, potrebbe essere perseguibile.   In più, oltre che “smart”, cioè integrata con i “new media”, potrebbe essere anche “green”, in altri termini ecosostenibile, nel rispetto dell’ambiente.

Proprio in virtù di tale esperienza, il prof. Grossi propone l’applicazione del suo studio con il lancio di un “Green Smart Village”, la cui localizzazione verrà individuata nei prossimi mesi nel Friuli Venezia Giulia da un apposito comitato guidato dall’Associazione “Missione Friuli Venezia Giulia”, unitamente al “Gruppo di lavoro per la salvaguardia del paesaggio regionale” del Club Unesco di Udine.

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