265 impianti sciistici dismessi fantasmi del passato in Italia, il doppio rispetto al 2020 (132). Le regioni più colpite sono Piemonte (76 impianti), Lombardia (33) e Veneto (30).
Questo è quanto emerge dall’ultimo report di Legambiente, mentre un’analisi elaborata dal Centro Studi di RINA Prime su banca dati aste RINA Prime, in merito agli impianti sciistici italiani ormai abbandonati, traccia quelli che sono stati i fallimenti maggiori degli ultimi anni e quali invece i casi di successo.
Il report ha l’obiettivo di individuare quali possono essere le possibili soluzioni a questo problema.
“Il fenomeno non è solo ambientale, ma anche economico e sociale: queste strutture erano motori turistici locali, e la loro chiusura ha significato perdita di lavoro, calo di presenze, e in alcuni casi l’abbandono di intere vallate. Dove non arriva più la neve, spesso non arrivano più nemmeno i servizi, le persone e gli investimenti. Secondo l’ultimo report di Legambiente, al momento 218 impianti ricevono ancora fondi pubblici ma si tratta spesso di comprensori marginali o a quote troppo basse, che non reggono più né sul piano economico né climatico. Questo porta a uno spreco di risorse che potrebbero essere impiegate per riqualificare, riconvertire o formare nuove competenze nei territori. I fondi non vanno interrotti, ma utilizzati meglio” dichiara Massimiliano Miceli, responsabile del Centro Studi di RINA Prime.
Sono ovviamente le regioni del Nord Italia, quelle cioè interessate dall’arco alpino, quelle che contano il maggior numero di impianti dismessi: Piemonte (76 impianti), Lombardia (33) e Veneto (30), ma anche il centro Italia conta numeri importanti con Abruzzo (31), Toscana (20) e Emilia-Romagna (15).
“Le nevicate continuano a calare in tutto l’arco alpino, senza segnali di inversione. Gli episodi di maltempo si fanno più violenti ma meno utili, perché non garantiscono copertura costante. Questo mette in crisi non solo lo sci ma tutto l’indotto: hotel, scuole di sci, bar, trasporti. È il cuore dell’inverno montano che smette di battere, e con esso rischiano di spegnersi intere economie locali” precisa Miceli.
Nel 2025 sono stati mappati 165 bacini artificiali (Google Satellite), per una superficie complessiva di 1.896.317 mq, destinati all’innevamento programmato. Tuttavia, la loro efficacia è sempre più compromessa dalla scarsità d’acqua, costringendo spesso i comuni a dover scegliere tra garantire l’approvvigionamento idrico per i residenti o destinarlo alle esigenze del turismo.
“Le stazioni sciistiche stanno affrontando una crisi senza precedenti, con molte che rischiano di andare in fallimento. Questo fenomeno è il risultato di una serie di fattori: l’aumento dei costi operativi – in particolare quelli energetici – la scarsità di neve legata ai cambiamenti climatici e la crescente concorrenza di destinazioni turistiche alternative. A ciò si aggiunge una crescente difficoltà nel mantenere al passo le infrastrutture e i servizi richiesti dai turisti moderni. Il settore sta vivendo una trasformazione che impone un ripensamento urgente della sua sostenibilità. Le stazioni sciistiche devono adattarsi, puntando su modelli di business più diversificati e sostenibili, che non dipendano solo dalle stagioni invernali. È necessario investire in infrastrutture green, nella promozione di esperienze turistiche durante tutto l’anno e nella valorizzazione di un turismo meno impattante sull’ambiente. Se non si agisce in fretta, rischiamo di vedere un’intera parte del nostro patrimonio turistico andare perduto” prosegue Miceli.
Possibili soluzioni
In un contesto in cui le stagioni invernali non sono più garantite e le difficoltà economiche si intensificano, è fondamentale ripensare questi impianti non solo come luoghi per lo sci, ma come destinazioni turistiche versatili e aperte tutto l’anno. Investire nel turismo estivo e autunnale rappresenta una delle prime soluzioni per valorizzare questi territori.
Trekking, mountain bike, escursioni e altre attività all’aperto potrebbero attrarre un pubblico che non è necessariamente interessato agli sport invernali, ma che cerca esperienze immerse nella natura.
Inoltre, il turismo wellness e termale, che sfrutta il fascino dei paesaggi montani, rappresenta un’altra opportunità importante, con la possibilità di trasformare gli impianti in centri benessere, spa e strutture per il relax.
Il futuro delle stazioni sciistiche dismesse passa anche per la sostenibilità
Investire in energie rinnovabili come pannelli solari e turbine eoliche ridurrebbe i costi energetici e renderebbe questi impianti più ecologici.
La sostenibilità non riguarda solo la produzione di energia, ma anche la valorizzazione di pratiche eco-friendly nelle infrastrutture e nella gestione del territorio. Creare un turismo ecologico, che promuove attività a basso impatto ambientale, è fondamentale per attrarre una nuova generazione di viaggiatori più consapevoli.
Le tecnologie digitali possono svolgere un ruolo fondamentale nel rilancio delle stazioni sciistiche. Piattaforme online, app e realtà aumentata potrebbero migliorare l’esperienza turistica, rendendo più facile l’accesso alle informazioni su attività, meteo e offerte speciali. La digitalizzazione può anche ottimizzare la gestione delle infrastrutture e migliorare l’efficienza operativa.
“Un rilancio di successo richiede collaborazioni tra enti pubblici, aziende private e la comunità locale. La possibilità di accedere a fondi pubblici per la riqualificazione e l’adozione di pratiche sostenibili è una grande opportunità per rinnovare le stazioni sciistiche, trasformandole in hub turistici capaci di attrarre visitatori in ogni stagione. Con un piano di sviluppo strategico, questi impianti potrebbero non solo sopravvivere, ma diventare un esempio di turismo moderno, sostenibile e innovativo, pronto a rispondere alle sfide del futuro” conclude Miceli.
I CASI DI SUCCESSO
Caldirola (Piemonte)
Esempio virtuoso di riconversione sostenibile di una stazione sciistica
Nel cuore dell’Appennino piemontese, la località di Caldirola, situata nel comune di Fabbrica Curone (AL), rappresenta un esempio emblematico di come una piccola stazione sciistica possa reinventarsi per affrontare le sfide del cambiamento climatico e della stagionalità turistica.
Tradizionalmente nota per le sue piste da sci, Caldirola ha intrapreso un percorso di riconversione per trasformare i suoi impianti in attrazioni fruibili durante tutto l’anno. Un elemento chiave di questa trasformazione è l’Alpine Coaster, un bob su rotaia inaugurato il 22 agosto 2009, che offre un’esperienza adrenalinica con curve e discese mozzafiato, raggiungendo velocità fino a 50 km/h.
La seggiovia di Caldirola, costruita nel 1990, è stata adattata per supportare attività estive come il downhill e il trekking, applicando a lato della seggiovia ganci idonei a portare le biciclette in quota, ampliando così l’offerta turistica oltre la stagione invernale. Questa strategia ha permesso di valorizzare l’infrastruttura esistente, rendendola funzionale anche in assenza di neve.
Caldirola non è un caso isolato. In Italia, diverse stazioni sciistiche stanno seguendo percorsi simili di riconversione. Ad esempio, Prato Nevoso in Piemonte ha investito in attività estive e in eventi per famiglie, mentre Lorica in Calabria ha rinnovato i suoi impianti per attrarre turisti durante tutto l’anno.
La trasformazione di Caldirola dimostra come le località montane possano adattarsi ai cambiamenti climatici e alle nuove esigenze turistiche, offrendo esperienze diversificate e sostenibili. Investire nella riconversione degli impianti esistenti non solo preserva l’economia locale, ma promuove anche un turismo più responsabile e attento all’ambiente.
Comprensorio sciistico Dolomiti Superski
Esempio di ottima organizzazione consorziale e di una gestione positiva grazie al connubio di contributi pubblici, associazioni di albergatori e sponsorizzazioni private
Il comprensorio sciistico Dolomiti Superski è universalmente riconosciuto come uno dei più spettacolari e ben organizzati d’Europa. Con 12 aree sciistiche, 450 impianti di risalita e oltre 1.200 km di piste, rappresenta il più grande comprensorio sciistico al mondo accessibile con un unico skipass. Il comprensorio è noto anche per i suoi circuiti iconici, come il Sellaronda e il Tour della Grande Guerra, che offrono esperienze sciistiche panoramiche e storiche uniche.
Nonostante il prezzo giornaliero dello skipass per adulti vari tra i 75 e gli 83 euro, il Dolomiti Superski richiede ingenti investimenti annuali per mantenere e migliorare le sue infrastrutture. Per la stagione 2023-24, sono stati investiti circa 110 milioni di euro in nuovi impianti e sistemi di innevamento artificiale.
Il successo del comprensorio è dettato soprattutto dalla buona organizzazione che vede coinvolte circa 130 aziende consorziate, ciascuna responsabile per la gestione delle proprie infrastrutture. Nonostante l’elevato afflusso turistico, molte di queste aziende operano però con margini di profitto ridotti o in perdita, sostenute da contributi pubblici delle Province autonome di Trento e Bolzano, associazioni di albergatori e sponsorizzazioni private.
Il Dolomiti Superski rappresenta un’eccellenza nel panorama sciistico europeo, combinando paesaggi mozzafiato, infrastrutture all’avanguardia e un’offerta gastronomica di alto livello. Tuttavia, la sua sostenibilità economica dipende da un delicato equilibrio tra investimenti privati e supporto pubblico, evidenziando l’importanza del turismo invernale per l’economia locale.
STAZIONISCIISTICHE IN CRISI E PROCESSI DI LIQUIDAZIONE
Negli ultimi anni, diverse storiche stazioni sciistiche italiane hanno attraversato gravi difficoltà economiche, sfociate in procedure fallimentari e di liquidazione. Tali eventi hanno avuto un impatto rilevante sull’economia locale e sull’intero comparto del turismo montano.
Nel report vengono analizzati alcuni casi emblematici, che evidenziano come fattori quali la crisi economica, il cambiamento climatico e la gestione poco efficiente abbiano contribuito al declino di queste realtà.
A questo riguardo esistono aste direttamente correlate con le difficoltà delle stazioni sciistiche che riguardano anche la vendita o la concessione di:
– Impianti di risalita (seggiovie, funivie, skilift, ecc.).
– Terreni adibiti a piste da sci o aree limitrofe.
– Strutture accessorie (rifugi, hotel, parcheggi, ecc.).
– Attrezzature e macchinari (gatti delle nevi, sistemi di innevamento artificiale, ecc.).
– Concessioni pubbliche per la gestione di comprensori sciistici.
Il Centro Studi di RINA Prime ha analizzato alcune delle maggiori procedure fallimentari degli ultimi anni.
1. Foppolo (Brembo Super Ski)
Il comprensorio sciistico di San Simone, situato nel comune di Valleve in Val Brembana (Lombardia), è stato per anni una delle mete preferite dagli appassionati di sport invernali. Faceva parte del più ampio comprensorio Brembo Ski, insieme alle località di Foppolo e Carona. L’area contava circa 50 km di piste servite da 17 impianti di risalita, con una capacità complessiva di 20.000 persone all’ora, e disponeva di un sistema di innevamento artificiale per garantire la copertura delle piste durante la stagione.
Tuttavia, nel 2017, il comprensorio di San Simone ha cessato l’attività a seguito della procedura di fallimento della società di gestione, la Brembo Super Ski S.r.l. La crisi è stata determinata da diversi fattori, tra cui l’aumento dell’instabilità climatica, le stagioni invernali sempre più brevi e costi di gestione non più sostenibili.
Nel febbraio 2017, la società ha presentato istanza di fallimento con richiesta di esercizio provvisorio fino al termine della stagione sciistica. Il Tribunale di Bergamo ha successivamente dichiarato il fallimento. La sentenza ha comportato la chiusura definitiva degli impianti di San Simone, nonostante alcuni tentativi di rilancio, tra cui un accordo nel 2022 tra il Comune di Valleve e la proprietà degli impianti, che però non ha portato alla riapertura.
Il fallimento è stato chiuso dopo circa due anni, in quanto è stato accertato che la prosecuzione della procedura non avrebbe consentito il soddisfacimento, neppure parziale, dei creditori.
Conseguenze del fallimento
La chiusura degli impianti ha avuto un forte impatto sull’economia locale, determinando una drastica riduzione del turismo e influendo negativamente su attività commerciali e ricettive.
Tuttavia, vi è riscontro di un solo hotel in asta nel comune di Valleve, con un valore di prima asta di 730.000 nel 2019, aggiudicato nel 2021 con prezzo base di 230.977,00. Sono infatti solo 38 i lotti in asta nel comune di Valleve dal 1.1.2018 ad oggi così suddivisi: 10 abitazioni, 9 terreni, 16 box / posti auto, 2 magazzini, e l’albergo.
Negli anni successivi, sono stati intrapresi vari tentativi di rilancio. Dal 2020 il consorzio formato da Sacif e Belmont Foppolo ha ottenuto la gestione temporanea di alcune seggiovie, al fine di garantire la continuità delle attività sciistiche e sostenere l’economia locale.
2. Montecampione Ski Area
Montecampione è una storica località sciistica situata nel comune di Pian Camuno, in provincia di Brescia. La sua storia si sviluppa tra alti e bassi. Negli anni ’60 e ’70 nascono i primi impianti di risalita, che favoriscono l’affermazione turistica della località. Negli anni ‘80 e ‘90 Montecampione vive una fase di forte espansione con nuovi impianti e infrastrutture. La località diventa meta ideale per famiglie e appassionati di sci. Dal 2000 inizia un lento declino dovuto all’obsolescenza degli impianti, a difficoltà gestionali e alla concorrenza di comprensori più moderni.
Nel dicembre 2023, la Montecampione Ski Area S.r.l. è stata posta in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Brescia. La liquidazione è stata avviata per risolvere la grave crisi finanziaria della società. È stata indetta un’asta per la cessione del ramo d’azienda, con un’offerta minima fissata a 1.200.000 euro. L’aggiudicazione è stata assegnata alla società Plan1800 S.r.l., che ha perfezionato l’acquisto saldando l’intero importo.
Nel comune di Artogne, di cui Montecampione è una frazione, dal primo gennaio 2022 (gli impianti erano aperti il gennaio 2022, sono stati chiusi per la stagione successiva), sono stati 41 i lotti in asta nel comune, di cui solo un albergo in località Bassinale, con prima asta nel 2021 al prezzo di 3.195.000,00 e aggiudicato ad aprile 2022 a un prezzo base di 1.720.000,00. Il resto è formato da 27 appartamenti, 4 box / posti auto, 1 magazzino, 8 terreni.
La cessione a Plan1800 Srl rappresenta un passaggio strategico per la concretizzazione del Patto Territoriale per lo sviluppo del comprensorio di Montecampione e della Bassa Valle Camonica, sottoscritto nel 2022 da Regione Lombardia e dagli enti locali. Il progetto prevede la costituzione di un soggetto pubblico-privato, con il Comune di Artogne come capofila, volto alla gestione e al rilancio dell’intera area sciistica.
3. Garessio 2000
La stazione sciistica Garessio 2000, situata in Piemonte, ha vissuto una parabola simile a quella di molte altre località montane. Fondata negli anni ’60, ha conosciuto un forte sviluppo tra gli anni ’70 e ’80, con l’ampliamento degli impianti e delle piste, diventando una meta apprezzata soprattutto dalle famiglie e dagli sciatori intermedi.
A partire dagli anni ’90, tuttavia, la località ha iniziato a registrare un progressivo declino dovuto a diversi fattori: infrastrutture obsolete, scarsa competitività rispetto ad altre località più moderne, difficoltà gestionali e calo dell’affluenza turistica.
Nel 2014, la società Marachella Group che gestiva la stazione di Garessio 2000 S.r.l., responsabile della gestione degli impianti, è stata dichiarata fallita. La crisi economica della società, sommata alla mancata capacità di rilancio, ha portato alla chiusura degli impianti e a una drastica riduzione del turismo invernale nella zona.
Negli anni successivi, si sono comunque registrati alcuni tentativi di rilancio. Dal 2022, la gestione degli impianti è stata affidata alla Pro Loco di Garessio, che ha avviato un progetto di riqualificazione grazie a finanziamenti regionali. Sono stati eseguiti interventi per la riattivazione della seggiovia che conduce ai 2000 metri del Monte Berlino.
Dal 2023, la seggiovia è operativa anche durante il periodo estivo, incentivando un turismo più sostenibile e destagionalizzato, con attività come mountain bike e trekking. Questa nuova impostazione potrebbe rappresentare un’opportunità per dare nuova vita alla stazione, valorizzando il territorio anche al di fuori della stagione sciistica.
4. Alpe Tarres
La stazione sciistica dell’Alpe di Tarres, situata sopra l’abitato di Laces in Alto Adige, ha una storia caratterizzata da periodi di sviluppo e successivi declini.
Negli anni ’70, l’Alpe di Tarres si affermò come una popolare destinazione sciistica. Nel 1978, furono costruite due seggiovie ad agganciamento fisso. Questi impianti, insieme a due sciovie, servivano sei piste innevate, attirando numerosi appassionati di sport invernali.
Alla fine degli anni ’90, la stazione affrontò gravi difficoltà finanziarie, aggravate da incidenti agli impianti di risalita. La società di gestione dichiarò fallimento, portando alla chiusura temporanea della stazione.
Successivamente, un noto imprenditore spagnolo, famoso per aver fondato il resort Valle Nevado in Cile, acquisì la stazione all’asta per 640.000 euro, diventando il proprietario di quattro impianti di risalita, un ristorante a valle e uno a monte, oltre ad altre proprietà minori. Nel tentativo di rilanciare l’area, introdusse il marchio “Pure Nature Ski”, proponendo un concetto innovativo con accessi limitati a 800 persone al giorno per ridurre il traffico e offrire un’esperienza più esclusiva. Furono introdotte attività come il “freeride” e migliorati i servizi di ristorazione. Nonostante una stagione iniziale considerata positiva in termini di affluenza, gli obiettivi finanziari non furono raggiunti.
Nel 2013, la stazione fu dichiarata fallita a causa dell’insostenibilità economica e le aste programmate andarono deserte. Il 23 gennaio 2014 fu fissato un ulteriore tentativo di vendita, ma l’incertezza sul futuro della stazione rimase elevata. Le autorità locali e gli operatori turistici espressero preoccupazione per la perdita di una risorsa importante per l’economia e il turismo della zona.
Attualmente, la stazione sciistica dell’Alpe di Tarres non è operativa. Non risultano informazioni aggiornate su eventuali nuovi acquirenti o piani di rilancio. La comunità locale continua a sperare in un intervento che possa riportare in attività questa storica destinazione sciistica, valorizzando le sue potenzialità sia invernali sia estive.
5. Impianto Alpe Pezzeda Comune Collio (BS)
Il comprensorio sciistico dell’Alpe Pezzeda nato alla fine degli anni settanta, si colloca ad una quota compresa tra i 1330 m s.l.m. e 1800 m s.l.m., è chiuso dal 1999.
Nel 2002 fu costituita la SIV (Società Impianti Valtrompia) con l’obiettivo di rilanciare gli impianti, ma a causa di difficoltà finanziarie la società fallì dopo pochi anni (fonti: Valtrompia News, Bresciaoggi.it).
Dopo il fallimento della SIV, il Comune di Collio intraprese diverse iniziative:
– Acquisto del primo tronco della seggiovia, che venne messo in sicurezza.
– Contestualmente, venne attivato un bike park estivo, sfruttando le infrastrutture residue.
– Nel 2014, il Comune perfezionò anche l’acquisto del secondo tronco della seggiovia, con un bonifico di 48.000 euro (fonte: Bresciaoggi.it).
Nel 2017, la società Monte Pezzeda Srl presentò una proposta di rilancio della località, orientata più verso la pratica di sci alpinismo e ciaspolate piuttosto che sullo sci da discesa tradizionale. Tuttavia, il progetto fu bocciato da un comitato tecnico istituito dal sindaco di Collio (fonte: Bresciaoggi.it).
Storia e apertura del Bike Park Pezzeda:
– Il Bike Park Pezzeda è stato inaugurato ufficialmente il 3 luglio 2005.
– All’apertura offriva quattro piste dedicate al downhill e al freeride, con servizio di seggiovia per il trasporto delle biciclette.
– Dopo alcuni anni di inattività, nel 2014 il bike park è stato riaperto grazie all’impegno del Team Brescia DH e della Monte Pezzeda Srl, ampliando i tracciati e ospitando eventi sportivi come l’Enduro Cup Lombardia (fonte: 365mountainbike.it).
– Nel 2017, il Bike Park ha celebrato la decima stagione di attività, confermandosi come una delle mete principali per il downhill e il freeride in provincia di Brescia.
Attualmente, il Bike Park Pezzeda è ancora attivo, con apertura estiva nei weekend e per tutto agosto, e offre percorsi di downhill, freeride ed enduro.
Destino della stazione sciistica:
– La stazione sciistica dell’Alpe Pezzeda non è più operativa dal 1999 e non è mai stata riaperta per lo sci alpino.
– Le strutture principali (seggiovia e piste) sono in stato di abbandono o riutilizzate solo in minima parte (es. per attività estive come il bike park).
– Il rilancio dello sci su pista è stato considerato economicamente insostenibile e abbandonato in favore di attività alternative come sci alpinismo, escursionismo e mountain bike.
6. Stazione Pian Gelassa
La stazione sciistica di Pian Gelassa, situata nel comune di Gravere in provincia di Torino, rappresenta un esempio emblematico di progetto turistico ambizioso naufragato a causa di una serie di sfortunate circostanze.
Negli anni ’60, un imprenditore edile noto per aver costruito la sede universitaria di Palazzo Nuovo a Torino, concepì l’idea di trasformare Pian Gelassa in una moderna stazione sciistica. Il progetto prevedeva la realizzazione di una cabinovia, due skilift, un ristorante ottagonale con mille coperti, alloggi e persino una pompa di benzina, il tutto a soli 68 chilometri da Torino. L’obiettivo era attrarre turisti e appassionati di sci, offrendo un’alternativa vicina e accessibile alle tradizionali mete alpine.
Dopo anni di lavori, la stazione fu inaugurata il 25 gennaio 1970. Tuttavia, già dai primi giorni emersero problemi significativi: ritardi nella consegna degli impianti, condizioni meteorologiche avverse con scarse nevicate e difficoltà burocratiche ostacolarono il decollo dell’iniziativa. Queste problematiche portarono a complicazioni finanziarie, rendendo difficile il rispetto degli impegni economici assunti.
Nel luglio del 1970, a pochi mesi dall’apertura, il Tribunale di Torino dichiarò il fallimento dell’impresa responsabile del progetto. Anche il Consorzio di Gravere, legato all’iniziativa, fu travolto dalla bancarotta. Le cause principali furono individuate nei ritardi di consegna degli impianti, nelle condizioni meteorologiche sfavorevoli e nelle conseguenti difficoltà finanziarie.
Dopo il fallimento, il curatore fallimentare concesse a un privato l’uso parziale delle attrezzature sciistiche e del ristorante, nel tentativo di mantenere viva l’attività. Tuttavia, nel 1977, una valanga distrusse gran parte degli impianti e degli edifici, compromettendo definitivamente la funzionalità della stazione. Negli anni successivi, ci furono ulteriori tentativi di rilancio, tra cui l’acquisto dell’area da parte della società Europro di Latina nel 1993, con un progetto ambizioso mai realizzato.
Oggi, Pian Gelassa è una “stazione fantasma”: gli scheletri degli edifici incompiuti e le strutture abbandonate emergono tra la vegetazione, testimoniando il sogno infranto di una stazione sciistica moderna.
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Fonti e metodologia:
– Report “Neve diversa 2025” di Lega Ambiente
– Banca Dati Aste RINA Prime
– Google Maps
– Amministrazioni comunali di tutti i Comuni citati nel report
RINA Prime supporta i propri clienti nella transizione verso un futuro più evoluto e sostenibile. Grazie a una costante ricerca in innovazione tecnologica e digitalizzazione, a un ricco patrimonio informativo distintivo e ad un forte impegno per la sostenibilità, RINA Prime è in grado di assistere operatori del mercato pubblico e privato con servizi progettati per proteggere e incrementare il valore del capitale immobiliare in ogni fase dell’investimento; dall’assessment alla fattibilità e progettazione, dalla fase di costruzione alla fase di gestione, fino alla valorizzazione e dismissione/alienazione.
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RINA fornisce un’ampia gamma di servizi nei settori Energia, Marine, Infrastrutture & Mobilità, Certificazione, Industria, Real Estate. Da dicembre 2023, al fianco dell’azionista di maggioranza Registro Italiano Navale, ha fatto il proprio ingresso nella compagine sociale anche Fondo Italiano d’Investimento SGR con un pool di co-investitori da esso guidati. Con ricavi al 2024 pari a 915 milioni di euro, oltre 6,600 dipendenti e 200 uffici in 70 paesi nel mondo, RINA partecipa alle principali organizzazioni internazionali, contribuendo da sempre allo sviluppo di nuovi standard normativi.
